Beautiful like a Rainbow

19 Nov

L’umore è cambiato,

tante le immagini nella mente per riuscire a spiegare,

per metterle una dopo l’altra, a renderle leggibili,

per fartene dono.

Il mio balcone è su un cielo nero pieno di stelle

le foglie d’autunno si lasciano calpestare

nell’aria fredda di alberi ricoperti di muschio e

questo odore verde familiare mi rimanda

alla tua pelle, nelle notti sudate.

Un enorme meteorite, veloce e potente

ha disegnato la sua rotta sopra la mia testa

una retta di fuoco gialla, rossa e verde…

come questo maglione di lana,

chiuso fino al mento, sotto un cappuccio stretto dalle mani.

Ho raccontato la stessa fiaba milioni di volte,

sempre più sconnessa, sempre più sconvolta.

Il cuore è adesso pieno di senso,

occupa un grande spazio sopra i polmoni,

è un rettangolo, o forse un quadrato, rosso,

che ha combaciato tutti i suoi lati con quello

disegnato sul tuo petto, verde, caldo e travolgente.

‘I see your true colors shining through’

suona nelle mie orecchie, insieme agli applausi a teatro,

alle mani legate, all’acqua schiumata che cade sui nostri corpi,

all’amaca e alla bici, all’incompatibilità…

guarda caso compatibile dopo un distacco richiesto.

Fa male e bene insieme trattenere e cingere

queste tante storie, come in una fascina.

Aspettative..

l’aspettativa di un incastro perfetto, di farfalle nello stomaco

e sogni e progetti…

Quanto pesa il nostro idealismo? quanto il dualismo?

Chiusa in una campana di vetro,

lascio che la pioggia esaurisca la pena,

che la nebbia scenda lentamente,

per vedere chiaro il verde e vedere chiaro il rosso.

Distinti, speciali, diversi,

ma non certo inconciliabili.

La loro unione è il colore della Terra,

è il colore di nostra Madre,

della Dea che accogliente e perfetta ha sancito

la nostra nascita.

 

 

 

 

 

pensierino, # 1990

8 Ott

Immaginifico – immaginare

vola vette alte questo pensiero.

Cerca leggerezza nel suo spazio

ma trova un muro denso – alto.

La Vanità del Gesto camuffa

una ricerca centrata – fatta di altrove –

ci mostra solo orecchie

per non sentire, bocche

per ciarlare, braccia

che stringono niente e piedi

che sorreggono odio.

La lontananza e il distacco ci portano

al ricordo, a sentirlo – quegli occhi –

nell’aria.

Siamo avvolti da abbracci invisibili

che ci tengono sù la schiena,

che ci riscaldano nel freddo

di una dolorosa novità inaspettata.

L’unico scambio è il baratto.

Teniamo vivo il fuoco e inaliamo fumo

in cambio di qualche biscotto o di

mille tazze di caffè.

Ubriachi di una pace insolita

a dieci centimetri dal suolo

camminiamo nella nostra tribù,

cantiamo e danziamo, celebrando

il rito della genitrice.

A questa forza restiamo legati

al battito rallentato – ma allegro.

Che tornino e restino

a mostrarci solo orecchie

per sentire, bocche

per allietare, braccia

piene di vita e piedi

che sorreggono libertà.

 

 

 

 

 

“L’hai amata, vero?” – Charles Bukowski

23 Set

“L’hai amata, vero?”
Lui sospirò
“Come posso risponderti? Lei era matta”

Sì passò la mano tra i capelli

“Dio se era tutta matta. Ogni giorno era una donna diversa.
Una volta intraprendente, l’altra impacciata.
Una volta esuberante, l’altra timida. Insicura e decisa.
Dolce e arrogante.
Era mille donne lei, ma il profumo era sempre lo stesso
Inconfondibile
Era quella la mia unica certezza.
Mi sorrideva sapeva di fregarmi con quel sorriso
Quando sorrideva io non capivo più nulla
Non sapevo più parlare né pensare
Niente, zero
C’era all’ improvviso solo lei
Era matta, tutta matta
A volte piangeva
Dicono che in quel caso le donne vogliono solo un abbraccio
Lei no
Lei si innervosiva
Non so dove si trova adesso ma scommetto che è ancora alla ricerca di sogni
Era matta tutta matta
Ma l’ ho amata da impazzire.

Caronte

8 Set

Scorre lento il fiume

Inesorabile il braccio affonda il remo,

Profondo e carico di forza

Solca l’acqua cristallina o torbida.

Passano mani – passano barbe – passano occhi.

Tocca il rintocco lo spirito in festa

all’inizio accelerato

tanto forte da assopire tutto il resto.

Ma veloce è l’andare

già puoi vedere dalla riva ancorata

l’altra sponda.

Facciamo la conta – la stima dell’epilogo.

Quale la genesi di tutto questo?

Piedi nel fango – fuoco che arde – acqua gelida

ristorano una coscienza innocente,

ma la fatica riemerge se le braccia e

le parole calde

non accarezzano più il cuore.

L’incontro è esplosivo – il sentire dissonante

e sbilanciato.

Si uniscono le essenze in una morsa

di amore e odio e inizia l’istruzione

– dell’anima –

dell’inconscio – del contingente.

Svuotato e pasciuto il bambino

comincia a camminare

con le sue gambine

a toccare prese

con le sue manine,

a mangiare carne – a bere vino

a sentirsi vivo e libero di scegliere

– libero – solo.

Scorre lento il fiume

Inesorabile il braccio affonda il remo

Profondo e carico di forza

Solca l’acqua cristallina o torbida.

Passano bocche – passano piedi – passano corpi

ad accostare per un poco il loro orecchio

eccitati e incuriositi

– a succhiare

quintali di vita – densa

di forza, impeto e profondo

– a lasciar andare

quintali di amore – gravido

di risa, lacrime e mistero.

Torna la barca alla riva,

nuove ginocchia si piegano

e nuovi bacini.

Risuona nella grotta

la macabra domanda

– se sia questo

il nostro destino.

 

 

Nel tragitto continuo

In questo fiume pieno

Beltà fiorisce –

Ma ben presto avvizzisce –

Se non raccolta.

 

 

 

 

Gratitude

19 Ago

Sento più forte la terra sotto i miei piedi,

Più forte l’acqua che il mio corpo immerge,

Sento più forte il Sentire,

La luna,

I capelli di lana,

L’odore di chiuso

e Gli occhi bruciati.

Il mio panorama è ancora nel sogno –

È la Ricchezza che si muove dentro,

Che mi fa risuonare dal profondo al sottile,

Che mi fa essere più in sintonia o

totalmente  fuori dalla vecchia verità.

Sudore, sabbia, fango e pietre

Mi attraversano e restano

nel ricordo e nel presente..un po più lontano.

Mille panni pendono sui fili attorno a me

come mille chilometri di monti

e il rumore del vento tra le foglie

si perde nelle corse tra i cardi e i rosmarini, i lupi,

tra le pause del castello e delle isole sul mare.

Continuo il mio viaggio dentro e fuori,

I sensi pieni di questo tutto, del tuo seme,

torno all’ascolto.

Mi risuoni nel profondo,

Mi risuoni nel sottile.

(a) pru tìum

8 Lug

ovunque mi giri in questo pieno di tutto

da nord a  sud

e ancora a nord

non posso che sentire gli occhi

e la pancia gonfi,

pieni di ricchezza millenaria,

fatta di monti e colline di ogni possibile

verde che esista,

di vette che penetrano violente, rocciose,

un mare denso e spumeggiante,

di distese sinuose che lentamente

si fanno di sabbia.

questo viaggio mi inebria i sensi

e allargo il pensiero, il respiro,

lo stomaco e le mani.

come un romantico wordsworth

sento

il sottile

riempirmi.

il mio sguardo diventa il tuo,

il mio ritmo, il tuo

e chiari l’immagine,

la percezione e il sentire.

il petto è un budino che sussulta

su questa musica di silenzio.

siedi ancora qui, sul sedile di una macchina spericolata,

che mangia chilometri e pedine al suo fianco

e apprezzo, ancor di più, ora,

l’atto goliardico,

l’atto catartico,

che costringe all’ascolto del sé.

immagini, colori, emozioni ci mescolano

in un minestrone virtuoso,

respiriamo insieme la magnificenza che

ci circonda e restiamo intonati

all’accordo che solo noi

possiamo sentire.

ci accompagniamo, nell’assenza,

indissolubili nell’ essenza,

su questa larga strada

ruggente.

 

 

 

 

Tangerine.. no words

8 Lug

Tangerine, Tangerine, Living reflection from a dream;
I was her love, she was my queen, And now a thousand years between.

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